💥FRIDAYS FOR FUTURE💥 The madness of consumption has reached its top. Buy less, choose better and independently. Alcune di voi mi hanno chiesto se avrei fatto il Black friday. Chi mi segue da tempo non si stupirá di questo post, in linea con la filosofia alla base del mio #livemorewithless e #dressmorewithless. Ho ancora 60 capi da vendere e meno di un mese di tempo per fare sold out prima di chiudere, ripartire per i miei viaggi di ricerca e tornare a marzo con la collezione estiva. Se facessi il Black friday probabilmente smaltirei tutto. Mi farebbe comodo, eccome. Ma sono profondamente contraria all’acquisto compulsivo e ai negozi che lo promuovono facendo crescere l’adrenalina da consumo a prezzi stracciati. Acquistare dovrebbe essere una necessità, o quantomeno un piacere lento, una scelta riflessiva di capi selezionati, pochi ma di qualitá, unici, realizzati da artigiani ben retribuiti per il loro prezioso lavoro. Che non merita di essere svenduto. Allo stesso modo la vendita dovrebbe essere piacevole, a prezzi onesti, mai ingorda, dovrebbe lasciare il tempo per un sorriso, uno scambio di idee con il cliente, dovrebbe rimettere al centro la sostenibilitá e i rapporti umani, non il profitto. Se tutti producessero solo lo stretto necessario, solo i capi che sono certi di vendere, accollandosi il rischio di perdere una vendita piuttosto che avere una rimanenza, non ci sarebbero miliardi di capi da svendere oggi. E altrettanti da smaltire che non basterebbe un black friday a settimana, con costi umani e ambientali indicibili. Per questo oggi mi unisco idealmente ai giovani di #fridaysforfuture piuttosto che ai “vecchi” del Black Friday #buyless #moreoneofakindfashion #noblackfriday #fridaysforfuture #slowfahion #sustainablefashion

Federica Balestrieri

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The madness of consumption has reached its top. Buy less, choose better and independently.
Alcune di voi mi hanno chiesto se avrei fatto il Black friday. Chi mi segue da tempo non si stupirá di questo post, in linea con la filosofia alla base del mio #livemorewithless e #dressmorewithless. Ho ancora 60 capi da vendere e meno di un mese di tempo per fare sold out prima di chiudere, ripartire per i miei viaggi di ricerca e tornare a marzo con la collezione estiva. Se facessi il Black friday probabilmente smaltirei tutto. Mi farebbe comodo, eccome. Ma sono profondamente contraria all’acquisto compulsivo e ai negozi che lo promuovono facendo crescere l’adrenalina da consumo a prezzi stracciati. Acquistare dovrebbe essere una necessità, o quantomeno un piacere lento, una scelta riflessiva di capi selezionati, pochi ma di qualitá, unici, realizzati da artigiani ben retribuiti per il loro prezioso lavoro. Che non merita di essere svenduto. Allo stesso modo la vendita dovrebbe essere piacevole, a prezzi onesti, mai ingorda, dovrebbe lasciare il tempo per un sorriso, uno scambio di idee con il cliente, dovrebbe rimettere al centro la sostenibilitá e i rapporti umani, non il profitto. Se tutti producessero solo lo stretto necessario, solo i capi che sono certi di vendere, accollandosi il rischio di perdere una vendita piuttosto che avere una rimanenza, non ci sarebbero miliardi di capi da svendere oggi. E altrettanti da smaltire che non basterebbe un black friday a settimana, con costi umani e ambientali indicibili. Per questo oggi mi unisco idealmente ai giovani di #fridaysforfuture piuttosto che ai “vecchi” del Black Friday
#buyless
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