Viaggio nei villaggi della Colombia tra le artigiane che creano le mochillas

Dress more with less

Felicia Epieyu ha 17 anni e lavora svelta con mani esperte, nella penombra della sua capanna di fango e bambù, seduta sull’amaca che è anche il suo letto.

Arrivo nel pomeriggio nella sua rancheria, un gruppo di capanne senza acqua né elettricità , in due ore sarà buio ma lei continuerà, alla luce di una torcia elettrica ad intrecciare all’uncinetto il gomitolo blu e quello bianco seguendo un disegno che conosce a memoria, un pattern antico che si tramandano da generazioni le donne di entnia Wayuu, qui, ne La Guajira, terra di confine, a nord est della Colombia. Cosi creano le mochillas, sacche in spagnolo, che uomini e donne usano da sempre come borse e che da qualche anno sono diventate di moda anche in Europa ed in Asia, indossate da star e influencer.

“ Fin da piccolina giocavo con i gomitoli colorati di mia mamma e di mia nonna, che lavoravano alle mochillas- spiega Felicia- a 12 anni ho realizzato la mia prima borsa ispirandomi ai colori della savana. Ci vogliono due settimane di lavoro per terminare una mochilla ma spesso ci interrompiamo per cucinare o seguire i bambini”.

I gomitoli restano sempre in un catino per non impolverarsi sulla nuda terra battuta che è il pavimento delle loro scarne capanne e il lavoro passa a mamma Mariana quando Felicia deve allattare il suo bimbo.Sull’economia delle mochillas vive tutta la famiglia della rancheria.

Gente poverissima in una terra arida dove i bambini ancora muoiono per le malattie legate alla malnutrizione e alla scarsità di acqua. Spesso prosciugata dalle miniere di carbone gestite dalle grandi multinazionali. Nella famiglia, agli uomini è delegato il compito di realizzare la tracolla, usando un rudimentale telaio in legno oppure intrecciando i fili a mano.

Mariana ha 60 anni e 8 figli, volto segnato dalla vita e dal sole, mi racconta che è l’immaginazione a guidare il disegno e che a seconda di quanti fili si intrecciano la mochila acquista valore : “quelle ad un solo filo sono più pregiate perché occorre più tempo per terminarle, a due fili il lavoro è più veloce ma vengono pagate meno”

Mariana e Felicia fanno parte di un gruppo di 600 artigiane riunite nella cooperativa Jalianaya , fondata da Cristina Gomez una wayuu che 6 anni fa ha voluto aiutare le donne come lei a migliorare la qualità del prodotto che viene esportato soprattutto all’estero e a liberarsi dagli intermediari che sfruttano il loro lavoro sottopagandolo.

“ Alle artigiane forniamo la materia prima e diamo 75 pesos per ogni borsa, 40 in più di quanti ne prenderebbero portandole al mercato, ci spiega Cristina – facciamo corsi di formazione per migliorare il loro lavoro e preservare questa tradizione. E’ per questo che con altre 6 donne ci siamo unite in cooperativa”.

Ma rischio è che si snaturi la storia e la tradizione degli originali pattern wayuu. c’è.

Il mercato estero richiede disegni modaioli, dai cactus ai fenicotteri, che nulla hanno a che vedere con la tradizione antica della mochila frutto della creativività delle arigiane. Per realizzarli le donne devono seguire un disegno che rallenta il loro lavoro. E meno mochilla prodotte, significano meno entrate per la famiglia.

Me lo spiega bene Ana, una tessitora di mochillas che incontro in un’altra rancheria a due ore di moto su una pista sterrata nella savana. Qui vivono 22 famiglie ma le donne non fanno parte di una cooperativa e per vendere le loro borse, una volta alla settimana affrontano un viaggio di ore, partendo di notte, per arrivare all’alba al mercato di Riohacha la capitale della Guajira, dove intermediari e venditori ambulanti gliele strappano per pochi pesos oppure spesso neppure le acquistano perché talvolta lavorando al buio delle capanne qualche punto si può sbagliare e il mercato chiede sempre di più la perfezione.

“ Io ci tengo a preservare la tradizione e realizzo ancora i disegni che mi ha insegnato mia nonna. Farfalle, cactus e fenicotteri non fanno parte della nostra cultura e la mochilla è la nostra cultura. Preferisco non vendere una borsa piuttosto che essere costretta a realizzare un disegno che non mi appartiene”.

 

2 Comments

  1. Wilma 24/01/2018 12:49

    Tutto molto carino, brava.
    Ma dove posso trovare le mochillas, fiere…mostre…?
    Ti seguirò.
    Wilma

    • lafebal 16/02/2018 17:37

      buongiorno Wilma, se mi segui sulla pagina FB o instagram di Dress more with less segnalo i mercatini che faccio. Domenica 18 febbraio sono all’East Market a Milano per esempio. Per le mochillas manda una mail a dressmorewithless@gmail.com,ti invio foto e prezzi.
      grazie!

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